LA NASCITA DI GESÙ
“Si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini” (Tt 3,4). Nella scena di natale siamo chiamati a contemplare l’amore di Dio, fatto per noi carne in suo Figlio. La scena di un Dio che si è fatto piccolo e indifeso, per essere accolto dalle nostre mani, è un preludio già della croce. La sua nascita rivela un carattere “passionale”; manifesta la passione di Dio per l’uomo, la sua simpatia estrema per lui, che l’ha spinto a condividere la sua condizione.
Il problema della fede cristiana è accogliere la carne di Dio che si è fatto solidale con la nostra debolezza: “Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio”. Essa ci rivela quel Dio che nessuno mai ha visto.
La scena di natale, ci rivela l’impotenza di Dio che si umilia, si restringe e si concentra in un bambino. Se il Figlio di Dio fosse venuto con potenza, nel fulgore della sua gloria, certamente non si sarebbe esposto al rifiuto. Tutti l’avrebbero accolto e necessariamente. Ma non sarebbe stato Dio, bensì un idolo.
Si ritiene che Dio, sia di “grandezza enorme” “splendore straordinario” e “terribile aspetto” (Dn 2,31). Queste per sé sono le caratteristiche dell’idolo, comuni a tutte le religioni. Dio sta piuttosto dalla parte della pietra che abbatte l’idolo (Dn 2,34). Il segno per riconoscerlo sarà diverso(v.12):, la sua grandezza enorme sarà quella del piccolo, il suo splendore affascinante quello del bimbo fasciato, il suo aspetto tremendo quello di un corpo tremante nella mangiatoia.
Questa scena che contempliamo in natale è la porta d’ingresso per entrare nella casa dove lui abita e poterlo conoscere.
Certamente un Dio piccolo si espone al rifiuto. È la vulnerabilità dell’amore, che non può non rispettare la libertà. Ma a quanti lo accolgono così com’è, dà il “potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Riflettendo sur questo Natale del nostro Signore posiamo tenere in conto qualche aspetti che:
- La salvezza non è un’idea fuori dello spazio e del tempo: è una storia con fatti ben precisi e databili.
- Il messia entra e nasce in questa storia di male, non in un’ipotizzabile o realizzabile storia migliore!
- Entra in questa storia di potere e di male come colui che serve, come povero che non ha dove posare il capo. Per guidare i nostri passi nella via della pace, alla ricchezza sostituì la povertà, al potere il servizio, alla superbia l’umiltà. Così si oppone radicalmente al potere del male e lo vince, creando in sé lo spazio del regno di Dio; cambia i criteri dominanti. Proprio per questa sua nascita in povertà, impotenza e umiltà è messia liberatore e Figlio di Dio.
-Dio appare in questa storia nel momento stesso in cui il male raggiunge il suo apice e tutto ormai sembra irrimediabilmente posto nelle sue mani. La notte più fonda prelude al sorgere della stella del mattino: è vicina l’aurora. Proprio quando Gesù dirà: “Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre”, sarà l’ora stessa in cui Dio si donerà nelle mani dell’uomo e compirà il suo disegno di salvezza.
-Un momento di debolezza e di povertà e diventato il dettaglio piu importante del piano di Dio: nascere il messia a Betlem. Che bellezza di disegno in Dio! Quanto sono piccoli i più grandi avvenimenti umani, davanti al minimo dettaglio del suo disegno!
Il fine dell’uomo è raggiungere Dio. Essendo questo impossibile, nel suo amore ha pensato di raggiungere lui stesso l’uomo. In questa semplice espressione: “partorì il figlio suo”, che è il Figlio stesso di Dio, sta nascosta la più grande sorpresa, la gioia più sconvolgente di Dio e dell’uomo.





